|
|
|
|
Gli autori sono membri dell’Information Ethics Group dell’Università di
Oxford.
“Tutti i tuoi dischi prenderà tutti i tuoi
chip infetterà è proprio Cloner!”
Come la colla ti si
attacca dalla tua RAM non si stacca Diffondi
Cloner!”
ARRIVANDO SU astronavi maestose, i soliti alieni
svelano la loro esistenza. Ben presto si dimostrano cattivi,
mettendo a ferro e fuoco l’intero pianeta. Nonostante mille
tentativi, gli insoliti visitatori appaiono invincibili. Sarà la
natura a sconfiggerli, grazie ad uno tra i suoi più semplici e
antichi abitanti: un virus. Questa a grandi linee la trama
del libro di H.G. Wells La guerra dei mondi. A quest’opera e
all’omonimo film del 1953, si è ispirato in tempi più recenti il
film Indipendence Day. Anche qui gli alieni sono sconfitti
grazie ad un virus. Non più frutto di un ecosistema biologico ma
dell’ingegno umano: un virus informatico.
|
Cronologia delle malattie informatiche
|
|
La rielaborazione cinematografica del tema wellsiano è una
limpida esemplificazione di come e quanto le tecnologie digitali
abbiano modificato e pervadano la vita quotidiana e l’immaginario
collettivo. Personal computer, Internet e più in generale le risorse
informatiche hanno sviluppato un nuovo ambiente. Tra gli
abitanti di questo ambiente, proprio come in quello naturale, ci
sono anche i virus. Ecco una breve cronistoria della loro
evoluzione.
1981: si diffonde il primo virus
attraverso i dischetti dell’Apple II . Unico effetto: la
visualizzazione al cinquantesimo boot della poesiola autocelebrativa
che apre quest’articolo. Il nome postumo di questo boot sector virus
sarà Elk Cloner .
3 Novembre 1983: Fred Cohen scrive
in otto ore un programma “virale”, a cui Len Adleman darà il nome di
virus. Negli anni succesivi sarà lo stesso Cohen a porre le
basi scientifiche per lo studio dei virus perfezionando la loro
prima definizione, valida ancora oggi. Dagli anni ’80 in poi è una
corsa costante verso la differenziazione e la moltiplicazione.
1986: due fratelli pakistani scrivono Brain,
considerato il primo virus per MS-DOS pc.
1987:file infector virus che evolve in Jerusalem, dello
stesso anno è l’Ibm Christmas Worm.

|
L’infezione arriva in Internet
|
|
1988: ecco MacMag, Scores e l’Internet Worm di Robert
Morris che causa la prima crisi della rete e “spegne” numerosi
computer.
1990, Bulgaria: viene aperta la BBS VX
(Virus eXchange) dove gli autori dei virus possono scambiare codici
e consigli; viene pubblicato “The Little Black Book of Computer
Viruses” di Mark Ludwig.
1991: è l’anno di Tequila, il
primo virus polimorfico che modifica le sue copie per non farsi
individuare.
1992: escono i primi toolkit per
scrivere virus o per trasformali in virus polimorfici. Compaiono
Dame (Dark Avenger’s Mutation Engine) e Vcl (Virus Creation
Laboratory), con i suoi bei menù a discesa, ricchi di utili
selezioni per ragazzini intraprendenti.
1995: si
diffonde Concept, il primo Macro Virus per Word, mentre l’anno dopo
infettano i nostri sistemi Boza (per Windows 95), Staog (per Linux)
e Laroux un’altro macro virus, stavolta per Excel.
1998: è l’anno di Strange Brew, il primo Java virus,
e di Back Orifice.
1999: è l’anno di Melissa, Corner,
Tristate, e Bubbleboy. Melissa è il primo virus che si autospedisce
per e-mail, andando a pescare gli indirizzi dalla rubrica di
Outlook, Tristate invece è il primo virus multi-programma, che
infetta file Word, Excel e PowerPoint.
2000: Y2K è un
bug, non un virus, ma compaiono Love Letter, Timofonica, Liberty,
Streams, Pirus molti dei quali infettano i programmi di posta
elettronica.
2001: arrivano Gnuman, Winux (o Lindos)
sia per piattaforme Windows che Linux, e i worm LogoLogic-A e
AplS/Simpsons, PeachyPDF-A e Nimda.
2002: ci siamo
difesi da LFM-926 che attaccava i file Shockwave Flash, Donut,
Sharp-A studiato per la tecnologia Microsoft e scritto in nei
linguaggi C#, SQLSpider, Benjamin, Perrun.

|
Si insinuano, si riproducono, agiscono di nascosto
|
|
Confusi? Avete tutte le ragioni per esserlo. Iniziamo con il dire
che un virus informatico è un programma. Immaginiamo un impiegato
sulla cui scrivania ci sia una pila di fogli con un elenco delle
operazioni da compiere. Prende il primo foglio, legge le istruzioni,
le segue meticolosamente e poi distrugge il foglio. Supponiamo che
un malintenzionato inserisca nella pila un foglio con la seguente
operazione: “Copia questo foglio due volte e inserisci le copie
nelle pile dei tuoi vicini”. L’ubbidiente impiegato eseguirà
diligentemente. Gli altrettanto diligenti colleghi, una volta
trovato il foglio nelle loro pile, faranno lo stesso, e così via.
Questo è l’ormai classico esempio proposto da Dmitry Nikolaevich
Lozinsky, uno dei pionieri e delle massime autorità in fatto di
virus informatici. Ovviamente il diligente impiegato è il nostro
computer.
Una volta compreso cosa sia un programma “virale”
è necessario operare alcune distinzioni di fondo nella
classificazione dei virus. Alcuni infettano i Sistemi Operativi
(Windows, MacOS, ...) o i loro applicativi (Word, Outlook, ...),
altri sfruttano le reti informatiche. La prima definizione di Virus
di Fred Cohen è ancora valida: “Un programma che può infettare altri
programmi modificandoli in modo tale da includerci una... versione
di se stesso”. I virus per computer si inoculano in un programma
ospite in modo da essere eseguiti insieme ad esso. Gli effetti
prodotti dall’esecuzione del programma infetto possono essere
molteplici e dipendono, sostanzialmente, dalle intenzioni di chi lo
ha creato e dal file infettato. Generalmente un virus agisce di
nascosto, senza l’esplicito consenso dell’utente. Si tratta di
poche linee di codice, scritte con l’intenzione di produrre un danno
ai sistemi informatici, utilizzarne le risorse, riprodursi e
diffondersi o semplicemente prendersi gioco degli utenti meno
esperti.
Inizialmente i virus informatici erano visti come
prove di concetto ed è in questo contesto che va letta la poesiola
di Cloner. Ma già con le ricerche di Cohen, lo studio dei computer
virus diventa una branca teorica dell’informatica, importante e
utile per studiare le tecniche di programmazione e la sicurezza.
Successivamente, grazie anche all’evoluzione dell’hardware,
assistiamo ad una profonda differenziazione dei virus, che investe
non soltanto il tipo di effetti da essi prodotti ma anche il modo in
cui vengono creati. Innanzitutto i virus si ingrandiscono.
Oggi la memoria a disposizione è maggiore e quindi possono essere
eseguite più istruzioni. Parallelamente aumentano la complessità e
le potenzialità delle applicazioni e diventa possibile progettare
nuovi generi di virus. Questi non attaccano più il sistema operativo
ma sfruttano le applicazioni o i loro file. Tra questi, forse i più
famosi sono i macro virus, non più dei veri e propri
programmi ma delle semplici istruzioni inserite dentro i file come
quelli prodotti da Microsoft Office. Scrivere questo tipo di virus
può diventare un gioco.
Lo sviluppo delle reti segna
un’ulteriore evoluzione dei virus informatici. Mentre le tecniche
per la loro creazione restano sostanzialmente immutate, gli effetti
possono essere devastanti a livello planetario. Melissa, un
semplice script, finisce in prima pagina su tutti i quotidiani più
importanti del mondo e procura perdite finanziarie stimate intorno
agli 80 milioni di dollari, secondo il Financial Times. Da
uno studio della Radicati Group's, nel 2003 i danni economici
causati dai virus informatici saranno di oltre 26 miliardi di euro,
che diventeranno oltre 70 miliardi nel 2007.

|
Vi
e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci
|