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| 20 23.10.2002 | Ricerca e Storia - Il cammino millenario della scienza e della tecnica | |
L'autore insegna Logica e Filosofia della Scienza all'Università di Bari ed è Markle Foundation Fellow in Information Policy all'Università di Oxford. È direttore dello Swif CHE LO SCETTICISMO sia una posizione filosofica contraddittoria e
L'epistemologo al di qua del ponte si gratta la testa. Possibile che non ci sia proprio niente da fare? Torniamo alla strategia apagogica. Non ha funzionato perchè abbiamo cercato di fare troppo i furbi e lo scettico non è uno sciocco, non fa certo autogoal. Ma la
riflessività non deve essere necessariamente diretta contro lo scettico in
prima istanza. Il dubbio stesso può essere riflessivo in modo positivo.
Dubito ergo sum, come diceva Agostino, o meglio ancora
Cogito ergo sum, come scoprì Cartesio. Ecco che si apre alla vista
una sfera delle nostre credenze riflessivamente "pulita" dai dubbi
scettici. La storia del cartesianesimo è lunga, tortuosa e non ancora
terminata, ma si sa che il Cogito risolve la sfida scettica pagando
un prezzo salato. Esso è tanto inattaccabile quanto si mantiene vuoto di
contenuti empirici. Appena ci si prova ad utilizzarlo per rimettere
insieme l'edificio della conoscenza si scopre che necessita di forti
presupposti metafisici (la prova ontologica per l'esistenza di Dio) e che
lo scettico è lì pronto ad impallinarci (il circolo cartesiano). A
molti sembra uno zero a zero. Ciascuno porta a casa un punto, meglio di
niente, ma non si può fare di meglio? Kant pensa di sì. Il trucco
sta nel cambiare le regole del gioco. Allo scettico preme sostenere che la
realtà in sé è inconoscibile. Ma all'epistemologo preme mostrare che la
conoscenza è possibile. Distinguiamo tra un mondo in sè, noumenico, che
resta al di là di ogni possibile esperienza, e diamolo pure in pasto allo
scettico, ma teniamoci il mondo fenomenico, la cui solida ed effettiva
realtà dipendente anche in parte dal modo stabile e costante in cui opera
la mente umana, e il gioco è fatto. Il gioco si chiama filosofia
trascendentale. Kant 2, scettico 1. La partita è vinta anche se
si è subito un goal. O perlomeno così sembrerebbe. Perchè anche il
trascendentalismo costa caro. Esso ha bisogno del così detto "sintetico a
priori", cioè della possibilità di stabilire come è il mondo a partire da
come lo conosciamo senza tuttavia correre il rischio di inventarselo di
sana pianta. Ancora oggi non è chiaro se la manovra sia realmente
fattibile. Torniamo così al filosofo della scienza che ha attraversato il
ponte. Ha davanti a se la strada cartesiana e quella kantiana, tutte e due
in salita. Niente altro? Un'altra alternativa ci sarebbe, ma siccome non è
molto intuitiva non è stata ancora del tutto esplorata (in altri contesti
l'ho definita filosofia dell'informazione).Lo scettico condivide con il dogmatico almeno tre presupposti. La conoscenza è un processo di copia, rappresentazione o registrazione del reale, cioè la verità sta al mondo come una cartolina sta al Colosseo. Il Colosseo poi è meglio della cartolina. Questo è il primato dell' "autentico", si pensi a Heidegger. Infine, ammirando e contemplando la cartolina viene la nostalgia del Colosseo, anche se uno non è mai stato a Roma. Questo è il naturale desiderio di abbracciare epistemicamente il mondo. La differenza è che il dogmatico, contrariamente allo scettico, ritiene che la filosofia possa avere accesso alla reale natura dell'essere, cioè che a forza di cartoline ci si possa fare una buona idea del Colosseo o magari vincere un viaggio gratis a Roma. Ora immaginiamo che la conoscenza non abbia nulla a che fare con la vista ma sia una faccenda di manipolazione, che la conoscenza sia un processo costruttivo. La realtà contribuisce fornendo i pezzi e le regole del gioco, ma il gioco epistemico (la trasformazione dei dati in informazione) lo giochiamo noi. La
verità sta ora al mondo come una mossa vincente sta ad una particolare
combinazione di pezzi sulla scacchiera. A che cosa corrisponde la mossa o
la partita appena giocata? A niente. Essa è tutta la realtà che c'è. E il
senso che il mondo sia lì fuori a forzarci la mano? E la realtà
oggettiva? Non si finisce in qualche idealismo? No, perchè il realismo
ora è una questione di sintassi. Le regole ci sono e vanno rispettate, se
si vuole vincere. Ma sotto il lenzuolo delle regole non c'è una seconda
realtà preformata che vorremo abbracciare, non c'è niente, il fantasma è
solo il lenzuolo. E il mondo mentale? Non è né ineluttabile né imperituro
e giocare al gioco del dare significato alla realtà significa proprio
garantirne l'esistenza e lo sviluppo. Lo scettico ci dice che non potremmo
mai conoscere l'essere nella sua natura intrinseca, ma l'epistemologo che
ha attraversato il ponte potrebbe essere ben felice di lasciare il
fantasma dell'essere al suo vuoto destino, tenendosi il lenzuolo.
Niente dualismo, addio scetticismo. Vi e' piaciuto questo articolo? Avete dei commenti da fare? Scriveteci | ||||||||||||